Polenta


Nel cuore della Romagna, percorrendo la strada che congiunge Fratta Terme a Bertinoro, si incontra Polenta, una graziosa frazione nota per la chiesa Romanica di San Donato, che da più di 1000 anni ne costituisce l’anima spirituale e culturale.

San Donato, oggi, è nota ai più come armoniosa cornice per la celebrazione di matrimoni, ma fin dai tempi antichi fu meta diprestigiosi pellegrinaggi. Dal giorno in cui Giosuè Carducci la fece oggetto del suo canto “La Chiesa di Polenta”, la piccola pieve romanica del villaggio assurse a fama nazionale. Quando poi l’interrogativo posto dal poeta “forse qui Dante inginocchiossi?” divenne quasi certezza, il piccolo paese fu definitivamente battezzato col nome di “Polenta di Dante”.

In verità, non è certo se Dante Alighieri abbia soggiornato qui, come ospite dei signori di Ravenna. E’ certo però che il sommo poeta conoscesse questo luogo, poiché l’aveva citato nella Divina Commedia (If, XXVII 41) e, soprattutto, aveva dedicato all’amore di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta (If, V 101-103) alcuni dei suoi versi più famosi. Ogni anno a Polenta, nel nome e nel ricordo di Dante e Carducci, affluiscono da ogni dove i visitatori ed i turisti.

La chiesa di San Donato è ricordata per la prima volta in una pergamena datata 24 luglio 911. E’ giunta fino a noi attraverso molteplici restauri, che tuttavia non ne hanno stravolto l’aspetto originario. Molti autorevoli storici concordano nel ritenere che colonne, capitelli e cripta debbano assegnarsi a quella primitiva chiesa; l’esterno, invece, fu quasi completamente rifatto durante l’anno 1705, come ricorda una epigrafe posta sopra l’ingresso. Infine, sul finire del XIX secolo, fu definitivamente sistemata la cripta e furono iniziati i lavori di ricostruzione della torre campanaria che, con la sua bella bifora, dà slancio all’armonica facciata.

All’interno la chiesa si presenta con travature scoperte e navata centrale non sopraelevata. Le colonne sono grosse e rotonde, a strati di mattone e di pietra locale sormontate da caratteristici capitelli a forma di cubo o a semplice smussatura, con bassorilievi raffiguranti disegni geometrici, arabeschi, figure grottesche di animali e uomini, che ci ricordano stili diversi che vanno dall’arte longobarda a quella bizantina.

All’esterno la pieve è affiancata dal sagrato antistante la bella canonica e da una dolce collinetta, dalla cui vetta si gode una ampia veduta sulla valle circostante e sulla nostra Azienda, che dista solo 800 m.
Polenta dista 7 Km da Bertinoro, 5 Km da Fratta Terme e 13 Km da Forlimpopoli.

Bertinoro


Con il suo centro urbano originariamente raccolto intorno alla Rocca (XI sec.), è un tipico esempio di cittadella medioevale, una delle più famose dell’intera Romagna e conosciuto già in epoca romana. Dal piccolo borgo, che si erge alla sommità dell’omonimo colle, è possibile avere una veduta d’insieme di una bella parte di Romagna, dalla costa adricatica fino ai colli imolesi.

Il nome della città è già una storia da raccontare. La leggenda vuole che Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, di passaggio in questi luoghi, assaggiato un vino servito in un’umile coppa di terracotta dicesse: “Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro“. Il vino era l’Albana, prodotto da sempre in questo generoso territorio. In realtà pare che il nome derivi dal latino “britannorum”, cioè “dei frati britannici” che anticamente soggiornarono qui, ma è certo che da allora la tradizione del buon vino non ha mai abbandonato queste terre.

Simbolo della città di Bertinoro è la “Colonna delle Anella”. Questa colonna venne eretta per volere di Guido del Duca e Arrigo Mainardi, nobili bertinoresi del XIII secolo, per pacificare le famiglie di Bertinoro in lite per offrire ospitalità ai viandanti che sostavano nella città. Infatti ad una delle dodici anelle, a cui corrispondevano dodici famiglie di Bertinoro, il pellegrino legava il proprio cavallo individuando così la casa che lo avrebbe ospitato. Ogni anno, la prima domenica di settembre, la città rievoca l’antico rito: gli stranieri staccano una delle buste, legate alle anelle, e partecipano come ospiti al pranzo della famiglia bertinorese a cui corrisponde la busta staccata.

Su piazza della Libertà, dove trova posto la Colonna delle Anella, si affacciano anche il magnifico Palazzo Comunale (edificato nel 1306 da Pino degli Ordelaffi in stile Bizantino e Romano) e la seicentesca Cattedrale, che al suo interno conserva pregevoli opere d’arte, come il quadro di S. Caterina d’Alessandria (scuola bolognese del sec. XVIII) e un Crocefisso monolitico in legno scolpito (fine XVI sec.).

Forlimpopoli


Il nome Forlimpopoli è di chiara origine romana (Forum Popili) e deriva da quello del console Popilio Lenate, che avrebbe fondato la città nel 132 a.C. L’antica via Emilia costituiva l’asse fondamentale del reticolato urbano, attorno al quale i Romani effettuarono opere di bonifica agraria e di colonizzazione.

Dopo un lungo periodo di decadenza economica, nel XIII secolo la cittadina registrò una rinascita, testimoniata dalla costruzione di una nuova zona urbanizzata e dalla conquista dell’autonomia comunale. Distrutta nel 1361 dal cardinale Albornoz, che al posto della cattedrale aveva fatto erigere una fortezza chiamata Salvaterra (l’attuale Rocca), verso la fine del XIV sec. entrò definitivamente nell’orbita della famiglia degli Ordelaffi di Forlì, che fecero risorgere Forlimpopoli e la avviarono a quel regime di prosperità che dura ancora.

Oggi, infatti, Forlimpopoli è una cittadina di circa dodicimila abitanti, dal tessuto viario irregolare di chiara origine medioevale.

Cuore del centro storico è costituito da Piazza Garibaldi, sulla quale si affaccia maestosa la Rocca, una delle più belle di Romagna: ristrutturata nella seconda metà degli anni ‘70, conserva intatta la sua mole a pianta quadrangolare, con corte centrale, quattro torrioni agli angoli ed il bastione d’ingresso rivolto a sud, con ponte levatoio sopra un fossato tuttora esistente.

La Rocca di Forlimpopoli


Nell’ala est della fortezza è situato il Museo Archeologico, che espone reperti archeologici di vario genere, dai quali è possibile ricavare dati sicuri sullo sviluppo storico della località nei vari periodi, a cominciare dai momenti più antichi della Preistoria fino a quelli più recenti del Medioevo e dell’età Moderna.

Nell’ala sud è il teatro qui costruito nei primi decenni dell’Ottocento e famoso per l’incursione del brigante Stefano Pelloni detto il “Passatore” che, nella serata del 25 Gennaio 1851, depredò i cittadini più abbienti di Forlimpopoli e tra questi anche il padre di Pellegrino Artusi, futuro autore de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.

Questo volume, che ancora oggi conta un grande numero di edizioni e di lettori, fu pubblicato per la prima volta nel 1891 e raccoglie 790 ricette, dai brodi ai liquori, passando attraverso minestre, antipasti (anzi “principii”), secondi e dolci. L’approccio è didattico (“con questo manuale pratico – scrive Artusi – basta si sappia tenere un mestolo in mano”), le ricette sono accompagnate da riflessioni e aneddoti dell’autore, che scrive con uno stile arguto.

“La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” costituì un vero e proprio spartiacque nella cultura gastronomica dell’epoca. All’Artusi va il merito di aver dato dignità a quel “mosaico” di tradizioni regionali e di averlo per la prima volta pienamente valorizzato ai fini di una tradizione gastronomica “nazionale”.
Da visitare sono la Rocca, il Museo Civico Archeologico, la casa natale di Pellegrino Artusi.

Pellegrino Artusi

Pellegrino Artusi

Festa Artusiana (fine giugno)


Con la Festa Artusiana la città di Forlimpopoli rende omaggio ad uno dei suoi figli più illustri: Pellegrino Artusi, autore de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, prima raccolta di ricette dell’Italia unita e soprattutto primo vero manuale di cucina, che tanto ha donato alla moderna arte culinaria nazionale.
Il centro storico, su cui domina la bella rocca trecentesca, per 9 giorni si trasforma in “Artusopoli, una città da assaggiare”, dove e’ possibile gustare i prodotti tipici del territorio e le ricette artusiane originali. Le vie cittadine si trasformano in percorsi golosi a tema, traboccanti di turisti, squisitezze culinarie e ristoranti all’aperto.

La cucina e l’ottocento sono il tema dominante anche degli spettacoli che vengono effettuati gratuitamente ogni sera lungo le vie e le piazze con improvvisazioni da strada, musicisti, saltimbanchi e giocolieri itineranti.

Durante la manifestazione vengono organizzate mostre, dibattiti, convegni, laboratori del gusto, concorsi e manifestazioni culturali varie, anche in collaborazione con altri paesi europei di grandi tradizioni gastronomiche.
Annualmente vengono assegnati i premi Artusi: uno ad un grande chef di fama internazionale ed un altro a chi ha fatto della lotta alla fame e alla denutrizione una ragione di impegno quotidiano.
Ente organizzatore: Amministrazione Comunale

Le Terme di Fratta

Le Terme di Fratta

Fratta Terme


Fratta Terme è un rinomato centro termale che dista 5 km da Polenta e da Bertinoro.
Il paese si è sviluppato intorno al bel parco delle antiche fonti (13 ettari) e allo stabilimento termale che, grazie al recente ammodernamento, è oggi in grado di offrire soggiorni termali e rilassanti, trattamenti curativi e di bellezza.

Le acque di Fratta, che sgorgano da sorgenti naturali e da pozzi ordinari e trivellati, si trovano lungo il Rio Salso a 3 Km dal colle di Bertinoro. Sono acque termali che vanno dalle clorosaline alle salsoiodiche, dalle magnesiche alle ferruginose, a quelle sulfuree, saline-ipertoniche e radioattive colloidali.

E’ certo che le acque della Fratta furono usate già in epoca romana, come dimostrano anche vari reperti ritrovati in quest’area nel corso del tempo; nel 1927 un’importante scoperta diede l’ulteriore conferma: venne rinvenuto un pozzo rivestito di mattoni curvilinei nella parte superiore e di ciottoli fluviali in quella inferiore.

Nel Medioevo, invece, non si ha documentazione sicura sull’uso della Fratta. Per avere notizie certe occorre attendere i primi del 1800, durante il periodo Napoleonico, quando le sue acque tornarono in auge ad opera del chimico-farmacista Lucio Fusignani e del dott. Carlo Rodi, che resero pubbliche le analisi nell’Almanacco del Rubicone del 1812.

Oggi, il paese conta circa 800 abitanti ed è diventato una località di soggiorno ben fornita di alberghi e strutture per la vacanza.